Titolo: Presagio
Fandom: Originale creato da me
zetsu_van89
Personaggi/coppia: Alessandro/Lucio.
Parte: 1/1
Rating: PG13
Conteggio Parole: 2842 (per Word)
Prompt: Prompt Jolly del Fluffathon. Le frasi sottolineate sono quelle prese dalle altre storie, in fondo i link corrispondenti.
Riassunto: Alessandro non crede ai segni.
Note: - La storia è ambientata in un mondo a metà tra il mafioso e il fantastico. Si, a me e alla senpai KHR ha fatto molto male.
- é consigliabile leggerla dopo
questa, anche se credo sia comprensibile separatamente.
- questa storia è dedicata
elyhanachan che è stata la crudele donna che mi ha affibbiato il prompt. (Io ero andata da lei, invece che dalla senpai, sperando di beccarmi qualcosa di fluffoso e adorabile, invece quando le chiesi cosa volesse, lei mi guardo con i suoi dolci occhioni cioccolata e mi disse: "Voglio Lucio e Alessandro che fanno una missione presso un boss maniaco,magari sadico. Sì e Lucio finisce per essere il suo giocattolino". E questo insegna a non fidarsi delle apparenze)
( Read more... ) Lucio rise e nel sentirlo lo stomaco di Alessandro si strinse – cagate che il cuore è l’organo dell’amore, lo è decisamente di più la pancia -. Fingere era la massima abilità di Lucio, a tal punto che qualche volta anche lui faceva fatica a capire se quello che stava dicendo era la verità o no, ma quella risata era la cosa più “visibilmente” falsa che sentisse da tempo. Nessuno, neanche il più scemo degli scemi, avrebbe mai potuto credere a quel verso più simile al latrato di un cane che a un suono umano.
Doveva essere veramente sconvolto per fallire in quella sottile arte dell’inganno che era suo massimo appannaggio da tempo, ma Alessandro non riusciva a capirne il motivo: non era la prima volta che gli venivano assegnate quel tipo di missioni, essere il migliore porta certi svantaggi, e Lucio sapeva che lui non sarebbe mai stato geloso di una questione di lavoro - sarebbe stato insensato, come se Lucio fosse stato infastidito dal fatto che lui era un sicario -
Poi ricordò per quale altro motivo Beppe di Pierno era famoso.
Forse sbiancò o, comunque, ebbe una qualche reazione strana, perché Lucio indovinò il suo pensiero e lo espresse ad alta voce.
-“Si, è quel Beppe, quello famoso per essere più bravo con il frustino che con gli affari.”-
Quelli erano i momenti in cui Alessandro avrebbe voluto essere soltanto una rispettabilissima guardia del corpo.
****
-“Su, Ann, fa vedere al tuo paparino come sei educato nel mangiare”-
Lucio prese un cioccolatino dalla mano dell’uomo sfiorandogli, anche se non era necessario, le dita con la lingua come un gattino e Alessandro fu sul punto di scagliare per terra il vaso che aveva di fianco, per poi sgozzare quel maledetto maiale con un coccio. In teoria aveva due pistole addosso e una spada sulla schiena, ma con quelle la morte sarebbe stata troppo veloce.
Non era geloso, lui era estremamente incazzato - cosa assai diversa - e non tanto perché in quel momento Lucio si stava praticamente strusciando contro l’uomo, ma perché sapeva che finito quel cioccolatino i due sarebbero andati in camera.
Il problema non era che facesse sesso con quel tizio, ma che questi potesse vederlo senza trucco e vestiti. Fino a quando Lucio era davanti agli altri e doveva, quindi, rimanere “immerso” nella sua parte Alessandro non era geloso - Ann, per lui, non era Lucio, ma solo un ragazzino dall’orribile nome da donna e un taglio a caschetto che lo faceva sembrare il membro mancante dei Beatles - ma quando si ritiravano, lui non poteva più sapere quanto del vero Lucio sfuggisse a quella maschera.
-“Oh, come sei bravo! Mio piccolo e adorabile cucciolo.” –
L’uomo si alzò e Ann – perché quello non era Lucio, non era il suo orgoglioso e irritante Lucio – scese dalle sue ginocchia inarcando la schiena in modo che la maglietta si sollevasse quel tanto da rivelare un piccolo frammento di pelle bianca che Giuseppe non esitò a pizzicare.
Alessandro sperò che anche il modo cui gemeva Ann fosse diverso da quello di Lucio come lo era il suo modo di parlare. Dio, quanto odiava quella voce carezzevole e infantile!
- “Ahi, così mi fate male.”
“Per così poco, Ann? Credevo di averti addestrato meglio”
“Forse ho bisogno di un po’ di ripetizioni”-
E l’idea di quei cocci gli divenne ancora più allettante.
-“ Alexandre?”
“Si, capo?”
“Puoi andare, non credo che per oggi avrò bisogno dei tuoi servigi.”
“Come desiderate.”-
Alessandro – nome di copertura Alexandre. No, la fantasia non era uno dei requisiti per essere assunti - si inchinò e li oltrepassò per raggiungere il corridoio laterale che lo avrebbe condotto alla sua camera. Ann scosse il capo, ridendo a qualcosa che lui non aveva sentito , ma nel farlo incontrò il suo sguardo e Alessandro potè vedere, anche se solo per un istante, due occhi color ghiaccio brillare sotto le lenti a contatto.
****
Era sveglio. E non dovevano essere più delle sette di mattina, se il suo orologio interno non si sbagliava - difficilmente capitava, al punto che questa sua capacità che gli era valsa il titolo di Vulcaniano - , e ciò era molto strano. Lui non era un tipo mattiniero.
Un rumore. Anzi, il rumore , quel suono familiare che lo perseguitava fin troppo spesso quando si trovava a casa: lo sfregare della limetta da manicure.
Infatti, quando Alessandro aprì gli occhi, Lucio era già seduto sull’unica sedia della stanza completamente truccato e vestito, con uno dei quei completini che gli costavano metà della paga, intento a farsi le unghie.
-“ Questa scena ha del familiare, non credi?”
“Mmh, si.”-
La prima volta che lo aveva trovato a comportarsi così era stato dopo la notte che li aveva visti, ubriachi, passare dalla semplice amicizia a una relazione solo di sesso – che poi fortunatamente si era ulteriormente evoluta in una relazione e basta - ma non era stata l’unico caso. Quando Lucio era preoccupato per qualcosa, pensieroso o anche soltanto stanco della situazione – questo normalmente avveniva dopo i loro rari litigi – Alessandro se lo ritrovava in camera a farsi la manicure agli orari più impensabili.
Doveva veramente non poterne più per avere un simile comportamento in missione.
-“Come mai sei qui?”
“Cos’è per caso non mi volevi?”
“No, era solo per chiedere. Non credevo che il paparino ti lasciasse andare in giro da solo.”
“Non ti preoccupare, ogni tanto me lo toglie il guinzaglio.”
“Scusami, non volevo..”
“Neanche io.”
“…”
“…”
“Tutto bene?”
“Si.”
“Veramente?”
“Si, cazzo. Tutto bene, Ale. Come te lo devo dire?”-
Lucio si alzò di scatto sollevandosi dalla sedia forse per urlagli contro meglio oppure per andarsene, ma Alessandro non lo seppe mai perché a metà del movimento si fermò e cadde.
Fortunatamente non si trovava molto lontano dal letto, quindi il suo atterraggio fu morbido e di sicuro non si era potuto far male nella caduta, ma quando Alessandro gli si avvicinò per chiedergli come stava, fu certo che fosse una lacrima quella che gli scorreva lungo la guancia.
Gli prese il polso per costringerlo a guardarlo negli occhi mentre gli ripeteva quella patetica bugia, ma tolse subito la mano quando lo vide stringere i denti per non urlare.
Il polso della camicetta ora era sporco di sangue come le sue dita.
- “Che diavolo è successo al tuo polso?”
“…”
“Cosa cazzo hai fatto?
“Immagina! Vuoi forse un disegnino o ti accontenti di vedere i segni delle frustate? No, dai perché se vuoi c’è anche il tour completo dei lividi…”-
Crollò il silenzio. Alessandro sentì un singhiozzo, ma poi nuovamente nessun suono.
Lucio si alzò lentamente tenendosi il polso macchiato di sangue con l’altra mano, prima di fare qualche incerto passo verso la porta, avrebbe voluto fermarlo, ma sapeva che non era quello ne il luogo ne il tempo. Scivolò fino alla porta, appoggiandosi all’architrave prima di voltarsi verso di lui mormorando quattro sole parole che Alessandro a lungo ebbe il dubbio di aver solo sognato.
-“Voglio tornare a casa”-
E se ne andò. La missione non era ancora finita.
***
Fingere un rapimento non era una cosa difficile, sfuggire a quel piccolo esercito chiamato “Corpo delle Guardie di Sicurezza di Beppe Di Pierno” invece era molto più complicato, soprattutto con un peso morto di un n chili – ormai non osava neanche più pensare al peso di Lucio dopo che questi lo aveva praticamente castrato per un commento non troppo carino sulla sua linea – su una spalla.
Era in momenti come quelli che Alessandro riusciva a vedere distintamente le differenze tra l’essere il boss o uno dei tanti sottoposti: lei architettava i piani geniali e lui schivava le pallottole seguendoli.
Ma, infondo, era stato lui a supplicarla di trovare un modo per finire il prima possibile quella missione: non riusciva più a sopportare di vedere Lucio in quello stato.
-“Boss, non c’è proprio modo di risolvere la cosa in fretta?”
“Fammi pensare”
“…”
“Avete almeno il nome della talpa?”
“Si”
“Ma non riuscite a recuperare la droga, esatto?”
“Esatto,, il magazzino è fin troppo sorvegliato.”
“Passami Lucio.”
“Eh?”
“Ti ho detto passami Lucio.”
“Certo, subito Boss.”
Gli aveva dato il telefono e nel vederlo riuscire a tenere a malapena in mano l’apparecchio, Alessandro aveva giurato che avrebbe accettato qualunque decisione della boss pur di portarlo via di lì.
- “Quanto ci tiene Beppe a te?”
“Cosa?”
“Quanto sarebbe disposto a pagare per riaverti?”
“Credo parecchio..”
“Credi o ne sei sicuro?”
“..Ne sono sicuro”
“Bene. Allora preparati ad essere rapito, sarai un ottimo ostaggio.”-
Decisamente la Boss aveva visto troppi film da bambina.
***
-“ Su, continua a raccontare, Lucio!”
“Dicevo: allora quando è uscito dalla stanza lasciandomi solo, io sono arrivato fin al computer, ho oltrepassato le password, che tra parentesi erano tutte ovvissime, e ho cercato nella sua rubrica fino a che non ho trovato un nome che combaciasse con la lista degli affiliati alla famiglia Del Castello, neanche gli pseudonimi usava quell’idiota. Ho rimesso tutto in ordine e sono tornato al mio posto. E quell’idiota non si è accorto di nulla.”
Lucio sorrideva, seduto su uno dei tanti divani di uno degli ancor più innumerevoli salotti della villa, mentre raccontava la versione prontamente edulcorata e censurata della loro missione al piccolo Isaia che stravaccato sulla poltrona opposta ascoltava con interesse. Alessandro si era piazzato per terra ai suoi piedi, come a fargli da sostegno, fintamente intento nel lucidare la sua spada, Celeste, invece, casualmente – non era mica lì per tener d'occhio il suo fratellino, ma state scherzando? – si era messa alla scrivania più vicina e, tra un conteggio e l’altro, alzava la testa per controllare che la situazione fosse sottocontrollo.
Pace. Ne avevano entrambi veramente bisogno.
Quando poi erano le nove di sera Celeste se n’era andata portando con sè il fratellino, probabilmente per metterlo a letto, e loro si erano trovati, come non capitava da molto tempo, soli.
Alessandro si era alzato e aveva porto una mano a Lucio che, un po’ vacillante, si era tirato su. Stando ben attento a non stringere troppo la presa – sotto il tessuto della maglietta poteva ancora intravedere il bianco delle bende – lo aveva sostenuto per tutto il viaggio fino alla loro camera e lì, lo aveva aiutato a cambiarsi.
Lucio aveva un aspetto decisamente migliore rispetto agli ultimi giorni di missione, ma sul suo corpo si potevano ancora leggere tutti i segni di ciò che era accaduto e che aveva dovuto sopportare. Alessandro gli baciò il polso, giusto all’altezza di quei dannati segni che ancora sanguinavano, prima di sdraiarsi sul letto e trascinarlo giù con sé. Crollandogli addosso Lucio rise come un ragazzino, spostandosi una ciocca di disordinati capelli castani dagli occhi chiarissimi.
Bello. E assolutamente suo.
Gli diede un piccolissimo bacio sulla naso e poi uno sulla fronte, meritandosi un’occhiata stranita.
-“ Ehi, guarda che non mi sono mica trasformato in una ragazza!”
“ Lo so.”
“E allora mi spieghi questo tuo assurdo comportamento?”
“Mi piace guardarti e prendermi cura di te. E no,tu non hai alcuna voce in capitolo.”-
Forse Lucio avrebbe voluto aggiungere qualcosa, ma venne zittito da un bacio - quella era una tecnica che Alessandro aveva imparato fin dal loro primo giorno come amanti, era veloce e funzionava sempre. – e costretto a sdraiarsi.
- “Ma non sto così male”
“Zitto e dormi.”
“Sono solo le nove di sera.”
“Dormi o ti vengono le occhiaie.”
“Ok.”-
Gli passò un braccio sotto la testa e Lucio si accoccolò contro il suo petto respirando, già, con quella cadenza pesante che faceva presagire l’arrivo del sonno, Alessandro sospirò chiudendo gli occhi, mentre prometteva al silenzio che li circondava che lui sarebbe stato, d’ora in poi, l’unica persona che Lucio avrebbe mai abbracciato.
FineLe frasi erano:
"Quando vide l’imponente figura di Masrhur vicino ad una delle colonne che circondava il parco seppe di essere, finalmente, nel posto giusto." da
Un lieto fine"Non sei un tipo mattiniero" da
Mio fratello è un alieno"Quando Alessandro aveva aperto gli occhi, lui era già seduto sull’unica sedia della stanza completamente truccato e vestito, con uno dei quei completini che gli costavano metà della paga, intento a farsi le unghie. Si erano fissati qualche secondo, ma
poi Lucio non aveva più sopportato quel silenzio ed era scoppiato." da
Fidarsi dell'oscurità"E Henma non si è accorto di nulla" da
Pettirosso </div></div></div></div></div>